FIAMMA TRICOLORE PIACENZA

Movimento Sociale Fiamma Tricolore Federazione Provinciale di Piacenza
giovedì, 05 febbraio 2009

Movimento Sociale contro i finanziamenti comunali



PIACENZA,04- 02-2009

Oggetto: FINANZIAMENTI COMUNALI
Siamo venuti a conoscenza che il Comune di Piacenza ha stanziato 38500 € per il trasporto di 29 alunni del campo nomadi di Torre della Razza. Tali soldi andranno alla ditta vincitrice dell’appalto e riguarderanno il periodo da Febbraio a fine Giugno del 2009.
Ciò significa che i soldi dei contribuenti piacentini andranno ad aumentare i notevoli benefici che i nomadi hanno grazie alle scelte comunali regalando così diritti a chi non rispetta nemmeno i doveri grazie alla farsa della tolleranza demo-comunista.
Non dobbiamo accettare questo stato di cose,già in passato abbiamo alzato la nostra voce contro l’amministrazione comunale sulla questione campo nomadi. Siamo stanchi di vedere sempre più la nostra gente abbandonata e trattata come cittadini di serie B, non è giusto nei confronti di chi la città la ama,la vive, nei confronti di chi paga le tasse e di chi lavora per mantenere la propria famiglia.
Se ai 38500 € aggiungiamo i 70000 € finanziati per i due progetti di integrazione abbiamo sempre più chiare le intenzioni comunali: privilegiare immigrati e nomadi ma soprattutto coloro che grazie a questi guadagnano…
Bisognerebbe invece aiutare quei negozianti,quei cittadini Piacentini che, per colpa non loro ma di chi specula sulla loro pelle, si sono ritrovati a vivere in veri ghetti dove la volontà di integrazione è l’ultima questione che sia gli immigrati sia gli italiani prendono in considerazione.
Rendiamo noto che il Movimento Sociale Fiamma Tricolore si attiverà al più presto contro tali iniziative della giunta comunale non escludendo azioni esemplari per non far sì che il silenzio vinca come sperano sempre alcuni.



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mercoledì, 04 febbraio 2009

Intervento di Cravedi (ANPI) - La nostra risposta

Egregio direttore,
la presente è doverosa per replicare alle imbarazzanti parole del Sig. Mario Cravedi, presidente dell’Anpi, che sulla cronaca di domenica 1 febbraio criticava l’operato dell’amministrazione comunale di Rottofreno con le seguenti parole “…suscita perplessità la scelta degli amministratori comunali di Rottofreno di richiamare contestualmente, in un unico manifesto pubblico, la memoria dello sterminio del popolo ebraico con il ricordo degli italiani morti nelle foibe istriane… …Perplessità perché in tal modo si rischia di far rientrare in una visione generica di fatti deprecabili una tragedia ed un orrore, quelli dell’olocausto, che non hanno altro riscontro paragonabile nella storia dell’intera umanità, cosi’ come la piu’ generale barbarie portata dalla guerra e dal dominio nazista in europa, barbarie che ha tra l’altro innescato altri fatti barbari quali quelli appunto intervenuti nei territori al confine orientale dell’Italia con popolazione mista italiana e slava”.
Con queste parole, che per la verità si commentano da sole, il Sig. Cravedi asserisce forse che le foibe sono una tragedia generata dall’olocausto? Con che prove e tesi vengono fatte simili affermazioni? Chi scrive ha letto diversi libri, sia sull’olocausto sia sulle foibe, scritti tra l’altro da storici di indiscusso spessore, ebbene in nessuno di questi si è mai trovato qualcuno che sostenesse la tesi che le foibe sono state una conseguenza dell’olocausto…
Riportiamo ancora altre farneticanti parole del presidente dell’Anpi “ …Certo anche questa tragica vicenda (le foibe ndr) merita essere meglio conosciuta e discussa, ma nel suo specifico contesto storico e politico: solo cosi’ si potranno far emergere le molteplici responsabilità degli eccidi e rendere il dovuto ricordo ed onore alle vittime”
Ecco, signor direttore, davanti a queste parole siamo rimasti basiti: le responsabilità di questa tragedia, perpetrata da partigiani comunisti e milizie comuniste titine, sono già state ampiamente accertate da tutti gli storici, cosa vuol dire “ far emergere le molteplici responsabilità”???
Forse il Sig. Cravedi è in possesso di importantissimi documenti storici che provano che le Foibe sono una mattanza voluta dal Duce o dai fascisti istriani?; in questo caso lo invitiamo pubblicamente a mostrarli e non a tenerseli per sé, in modo che tutti abbiano la possibilità di essere informati.
Altra deduzione che si evince dalle parole del presidente dell’anpi è che esistono eccidi di serie A e di serie B: sig. Cravedi come si fa a classificare l’importanza di un eccidio?: in base al numero di vittime?, in base alla razza? in base alla bandiera sventolata?
Personalmente crediamo che una tragedia debba essere ricordata per quello che realmente è stata e non per quello che ha rappresentato a livello politico : eccidio è stato l’olocausto, come eccidio sono state le foibe, cosi’ come eccidio è stato quello subito dal popolo armeno, come eccidio è stato quello dei gulag staliniani, e così tanti altri.
Concludiamo ricordando al Sig Cravedi che anche l’unione sovietica di Stalin, a lei cosi’ cara, ha fatto la sua parte nello stermino degli ebrei: per mano di Berija li ha perseguitati allo stesso modo, deportandoli ed uccidendoli nei campi di sterminio in Siberia.


Movimento Sociale Fiamma Tricolore Federazione di Piacenza

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sabato, 24 gennaio 2009

RIBELLIAMOCI!

E’ di oggi la notizia di un nuovo stupro perpetrato da 5 “eroi” stranieri, probabilmente di etnia Rom, ai danni di una giovane ragazza italiana a Guidonia. Anche ieri un altro episodio analogo con altri 2 “eroi”, anche loro probabilmente Rom, protagonisti di una violenza sessuale compiuta su una donna a Roma.
E’ con profondo sdegno e ribrezzo che ci troviamo a commentare questi fatti, constatando purtroppo che il fenomeno è in preoccupante ascesa. Ormai ogni sorta di criminale, sbandato e cialtrone fa a gara a chi delinque di piu’, ovviamente prendendo di mira i piu’ deboli ed indifesi: donne ed anziani.
E’ ORA DI RIBELLARSI!. Non ne possiamo piu’ di farci prendere per i fondelli da questi vili individui, che oltre a spacciare, rubare, rapinare, ecc., ecc. ora si permettono anche di violentare le nostre donne!
DICIAMO BASTA al buonismo e al menefreghismo dilagante che ormai ci ha avvolto come la nebbia in valpadana, tutti si permettono il lusso di delinquere conoscendo ormai la “tollerante” giustizia italiana, chiaro sinonimo di impunità, di indulto, permessi speciali, sconti di pena a “pentiti”, ecc.
Ogni cittadino italiano che abbia un minimo di coscienza non puo’ non essere schifato da questa situazione, ora si è veramente toccato il fondo, dobbiamo riappropriarci delle nostra patria, delle nostre città ormai diventate troppo pericolose. Non è possibile vivere barricati, aver il timore di uscire di casa propria per paura di questa gente venuta in Italia con lo scopo unico di spacciare, rubare e rapinare, ora pure gli stupri ci tocca subire…
Tolleranza zero è l’unica risposta, fuori questa gente dall’Italia è l’unica soluzione

G.B. Movimento sociale fiamma tricolore federazione di Piacenza
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giovedì, 08 gennaio 2009

Le ausiliarie di Piacenza

Ecco il racconto d'un episodio di morte, tratta dal memoriale di Piera Gatteschi: «Le otto ausiliarie del comando provinciale di Piacenza, la mattina del 26 aprile, mentre viaggiavano su un autocarro alla volta di Como, incapparono in un posto di blocco di partigiani Comunisti a Casalpusterlengo. Con loro viaggiavano sei soldati di Sanità, tutti disarmati. Portato alla Torre, il gruppo vi trascorse l'intera giornata e la notte, tra le urla e gli insulti della della folla che chiedeva giustizia sommaria. La mattina dopo furono fatti salire su una corriera, trasportati davanti all'ospedale e qui schierati in fila davanti al muro, mentre un plotone improvvisato si allineava di fronte a loro. Fu a quel punto che una delle ausiliarie, Adele Buzzoni, si mise a urlare scongiurando i "giustizieri" di salvare sua sorella Maria, che era nel gruppo, perché potesse aver cura della loro madre, cieca e sola. Maria Buzzoni fu afferrata da un partigiano e spinta da parte. Subito dopo, il plotone aprì il fuoco. Vedendo la sorella cadere assieme agli altri, Maria gridò per la disperazione con quanto fiato aveva in gola. Per farla tacere, un partigiano le scaricò il mitra addosso, freddando anche lei. Intanto una scena irreale, allucinante, si stava verificando..; ausiliaria Anita Romano, che era rimasta soltanto ferita, si alzò dal mucchio sanguinante dei fucilati, avanzando verso i suoi assassini. Tra le ausiliarie c'erano altre due sorelle, Ida e Bianca Poggioli. Anch'esse erano rimaste soltanto ferite, e Bianca Poggioli gridava: "Uccidetemi! Uccidetemi!". Mentre i partigiani si preparavano a finirle tutte, si precipitò davanti a loro padre Paolo, del vicino convento dei Cappuccini. "No", disse, "non. lo fate! Stanno morendo. Andate via. Le assisterò io fino alla morte". Lividi, sudati, i "giustizieri" si allontanarono. Ma poco dopo tornarono sui propri passi, pentiti di aver dato retta al frate. Quei pochi istanti erano bastati a padre Paolo per trascinare le tre sventurate all'interno dell'ospedale, e nasconderle, con l'aiuto delle suore, in uno scantinato. I comunisti diedero loro la caccia per tutto il giorno, poi si stancarono. Le ragazze poterono così essere curate e salvate».
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giovedì, 08 gennaio 2009

Chi era Pippo Astorri?

Astorri Giuseppe di Alberto (Milite Ausiliario) Nato il 03/03/1901 a Gossolengo (PC) e residente a Piacenza. Era coniugato con Quadri Maria ed aveva quattro figli. Agricoltore. Iscritto al PNF antemarcia, Squadrista, partecipante alla Marcia su Roma. Milite Ausiliario del 630° Comando Provinciale della G.N.R. di Piacenza, era in forza al Presidio di Rivergaro (PC). Pippo Astorri è caduto eroicamente il 26 giugno 1944 al suo posto di dovere e di combattimento a Chiosi di Bobbiano (PC), nella difesa di un centro rurale dalle rapine e dalle vessazioni di prezzolati dal nemico. Avrebbe potuto questo camerata, pago del dovere compiuto fino a qualche giorno prima della sua fine, attendere alle cure dei suoi cari, ma la natura ardimentosa e pugnace, sorretta da una passione inesausta, lo spinse a chiedere per sé l'onore del rischio e del combattimento. E' caduto testimoniando col sangue la fede lungamente professata. Aveva 43 anni. Per il suo eroico comportamento venne intitolata al suo nome la Brigata Nera di Piacenza. I resti mortali riposano ora nel cimitero di Piacenza.
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giovedì, 08 gennaio 2009

ACCA LARENTIA - Per non dimenticare

Acca Larentia Trentuno anni fa l'eccidio in due puntate Il 7 gennaio del 1978 vennero assassinati i giovani militanti della sezione del Msi Francesco Ciavatta e Franco Bigonzetti. Ad ucciderli con tecnica e freddezza da killer professionisti i 5 o 6 componenti di un commando armato comunista. Non si è mai conosciuta l'identità dei sicari né si è saputo se siano stati manipolati da qualche zerozerosette italiano o straniero. Il dubbio è lecito visto che in serata il giovanissimo Stefano Recchioni sarebbe stato ucciso sorprendentemente a freddo sul luogo della strage da un ufficiale dei Carabinieri. In quegli anni a varie centrali conveniva un clima di terrore, di tensione, di odio e di morte. Chi fossero i burattinai, quelli grossi che muovevano i piccoli mangiafuoco dei nostri servizi segreti e affini, non si è mai voluto stabilire. Si è sempre preferito sostenere una tesi di comodo, del tutto irrealistica (quella della “strategia della tensione” in salsa pci per intenderci). E ogni qualvolta ci siano state aperture coraggiose d'indagine verso ambigue centrali super-nazionali o trans-nazionali ci si è affrettati a deviare il discorso. E' anche per questo, probabilmente, che da trentuno anni i Caduti di Acca Larentia non hanno giustizia. Nell'onorarli pensiamoci.
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lunedì, 22 dicembre 2008

Solstizio d'inverno

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