Le ricette liberiste stanno fallendo, ma Bankitalia sembra non accorgersene.
Il vice di Draghi, in passerella a Perugia detta le regole
Alle esternazioni da primo della classe di Mario Draghi ci abbiamo fatto l’abitudine, l’uomo con supponenza e saccenza si comporta da sempre come un capo di governo e quasi non fa più notizia tanto è latitante la classe politica italiana. Ora invece abbiamo una nuova entrata, il fido scudiero Ignazio Visco, suo vice direttore, che ha deciso di rompere gli indugi parlando a Perugia nel corso della 49ma riunione della Società degli Economisti italiani dove si è preso la briga di dettare le regole per salvare l’Italia dall’incombente recessione . Pur non accorgendosi che il suo mondo fatto d’usura e speculazione sta rovinosamente cadendo a pezzi, dopo essersi spremuto per bene le meningi ,eccolo discettare di lavoro, pensioni, occupazione…. E così il vice di Draghi chiede a gran voce che si “allunghi la vita lavorativa”…. “ che aumenti la forza lavoro”,…. magari con tanti extracomunitari in più,….” che si lavori di più”,… preferibilmente tutti i 7 giorni della settimana aggiungiamo noi, Natale e Pasqua compresi e con turni distribuiti nell’arco delle 24 ore, arruolando possibilmente anche i bambini, vergognoso vanto dell’Inghilterra della Rivoluzione Industriale, nazione nella quale risiede da tempo il suo Capo, patria della City e della più importante borsa europea.
Ma non contento della sortita, alla quale purtroppo hanno dato ampio spazio i soliti media embedded, Visco ha rincarato la dose chiedendo” nuove liberalizzazioni”, che vanno tradotte in nuove “privatizzazioni”, come se non fossero bastate le scellerate svendite dei settori strategici della Nazioni, pianificate nel 1992 sul panfilo Britannia, dove a rappresentare l’Italia( si fa per dire..), c’era l’allora ministro del Tesoro Draghi .A quella riunione si discusse su come procedere a “finanzia rizzare” il sistema economico italiano, con il sopravvento della finanza sulla politica e sull’industria, attraverso le “privatizzazioni”.
Il finale di Visco al convegno, è stato incentrato tutto contro il sistema scolastico italiano, reo di essere di bassa qualità e inadeguato. Se possiamo essere d’accordo sul fatto che la scuola italiana va migliorata e che necessiti finalmente di una seria riforma,possiamo anche facilmente immaginare che tipo di scuola vorrebbero i vertici di Bankitalia: “…fucina di futuri banchieri e speculatori…”, poi se rimarrà il tempo, ci sarà un posto anche per le materie umanistiche e le scienze.
Visco recita a memoria il compitino che gli è stato assegnato”, cose già dette e già viste purtroppo, ma che evidentemente maestro e allievo perseverano in mala fede sulla stessa linea, mentre le borse di tutto il mondo bruciano miliardi di dollari e euro, nell’impossibile tentativo di puntellare un sistema economico , che ha provocato solo povertà per molti e ricchezza per pochi.
E’ giunto il momento che questi personaggi si facciano finalmente da parte e che la “politica”, quella vera, fatta nell’interesse della collettività nazionale si riappropri del potere di controllare l’economia, lo Stato torni a essere proprietario dei settori strategici, partecipe delle banche più importanti, nazionalizzando poi la Banca Centrale( le legge bancaria del 1936 che prevedeva ,oltre a una netta divisione tra banche e casse di risparmio, impose che le azioni di Bankitalia potessero essere possedute soltanto da casse di risparmio, istituti di credito di diritto pubblico e da banche d’interesse nazionale, istituti di previdenza e di assicurazione tutti a controllo pubblico, per raggiungere la finalità di mantenere la Banca Centrale sotto il controllo dello Stato, poi con le privatizzazioni delle banche pubbliche e delle casse di risparmio dei primi anni novanta, lo Stato è scomparso, lasciando il posto ai grandi gruppi privati che di fatto controllano ora Bankitalia) , perché chi non controlla la moneta non potrà mai essere padrone della propria economia. Il tempo dei banchieri sta finendo, il conto alla rovescia è già iniziato .Sicuramente non sarà un trapasso indolore, il “sistema” farà di tutto per ritardare la sua fine, anche con una guerra se sarà necessario, ma il domani ci appartiene e sarà senza Wall Street.
Federico Dal Cortivo
Ignazio Visco: una vita al servizio del mundialismo capitalista.
Nasce a Napoli il 21 novembre 1949.
Vice Direttore Generale dal 9 gennaio 2007. Dal 2004 Funzionario Generale della Banca d’Italia (prima come Direttore Centrale per le Attività Estere e dal marzo 2006 come Direttore Centrale per la Ricerca Economica). E’ Membro del Comitato dei Supplenti del G-7, del Comitato Relazioni Internazionali della BCE, del gruppo di lavoro OCSE Working Party 3, del Comitato Economico e Finanziario della UE, supplente nel Consiglio di amministrazione della BRI.
Nel 1971 si laurea in Economia e Commercio con il massimo dei voti e lode presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, discutendo la tesi Verifica della tesi dell’incorporamento dell’aumento dei prezzi nel tasso d’interesse (con il prof. F. Caffè). Assunto nel 1972 in Banca d’Italia
Dal 1997 al 2002 è Chief Economist e Direttore dell’Economics Department dell’OCSE; in questa veste sovrintende all’attività di analisi delle economie e delle politiche dei paesi industriali e ai progetti di ricerca sui principali problemi economici e finanziari mondiali ed è membro di vari gruppi e comitati internazionali, tra i quali il Comitato dei Supplenti del G-10 (nel quale poi rappresenta la Banca d’Italia dal 2004 al 2006) e la Commission on Global Ageing del Center for Strategic and International Studies di Washington.
Membro della Società Italiana degli Economisti, della Società Italiana di Statistica, dell’American Economic Association. Leontief Award for Best Dissertation in Quantitative Economics (Eastern Economic Association, 1982); Premio “Best in Class”, Facoltà di Economia, Università degli Studi di Roma La Sapienza (2006). Grande Ufficiale al merito della Repubblica italiana.
Il Centro per gli Studi Strategici ed Internazionali (CSIS) è un’organizzazione bipartisan no-profit(?) con sede a Washington, fondata nel 1962. Si rivela essere un partner strategico per i governi, specie nel formulare analisi e condurre ricerche su iniziative che guardano il futuro e anticipano i cambiamenti.
Il CSIS conduce ricerche ed analisi inerenti tre macrotemi principali: politica di difesa e sicurezza, sfide globali e trasformazioni regionali. L’aspetto geopolitico dell’industria dell’energia ben si inserisce nelle attività di ricerca del centro, poiché la sicurezza energetica è divenuto un caposaldo delle analisi dei rapporti internazionali fra stati e organizzazioni. CSIS offre poi servizi di consulenza alle principali istituzioni statunitensi e internazionali, elaborando proposte di policy.
Nel sito è possibile rintracciare la documentazione prodotta dal centro, tra cui i rapporti, i position papers, le più importanti pubblicazioni. L’utente interessato al mondo dell’energia potrà approfondire in modo puntuale gli aspetti della geopolitica energetica.
29/10/2008
I misteri di Bankitalia
Un pugno di giorni ancora e la Banca d’Italia - quell’ente-mostro (che era) di diritto pubblico ad honorem (1936) e che è stato ri-trasformato in spa con il nuovo Statuto del 2006 - celebrerà, si fa per dire, il mezzo mandato del governatore Mario Draghi.
Come vedete - purtroppo: potenza dei media di regime... - tutti il governatore è un uomo mondano. Ed ha il dono dell’ubiquità: va ovunque di persona dove si tratta di moneta, di crisi e di recessione, per giustificare la bontà della vergognosa collusione tra banche ed affari e non solo: il suo spirito aleggia anche contemporaneamente in altri luoghi.
Per esempio, oggi, presso il Tribunale Civile di Roma, dove si è costituto contro il direttore di questo giornale richiedendo i danni per le presunte offese ricevute in quattro articoli presi a caso. Che parlavano della sua gita sul Britannia con Soros e Co., nel 1992; del suo ruolo di Grande Svenditore delle aziende pubbliche italiane; della guerra tra mafie - definite laico-sionista e cattolica - per il controllo dell finanza nazionale; della sua lunga entente cordiale con la Banca d’Inghilterra, rifornita di parte delle riserve valutarie italiane.
Si diceva: “articoli presi a caso” non appena intronizzato a Palazzo Koch mobilitando un paio di legali-doc (docenti: uno di destra e uno di sinistra) contro chi lo criticava già dal 1993 . Ma questo è un “non mistero”. Evidentemente in quegli anni non era “opportuno” che un direttore del Tesoro se la prendesse con il direttore di un quotidiano che esprimeva ministri di un governo della Repubblica...
Il mistero è invece ben più sostanzioso: manca una cinquantina di giorni al 28 dicembre e a via Nazionale e a via XX Settembre c’è una pericolosa consegna del silenzio su come verrà assolto l’obbligo di legge (che scade il 28 dicembre, a tre anni dall’emanazione della norma tutela-risparmio n.262/2005) che impone il trasferimento al settore pubblico delle quote-azioni di partecipazione al capitale della Banca d’Italia detenute per la stragrande maggioranza da privati che hanno il fare profitto quale unico scopo sociale.
Oggi tali quote sono in mano a Intesa S. Paolo Imi (39,3%), Unicredit Banca Roma (22,0), Mediobanca (8,3), Carige (3,9), Caribologna (6,2), Bnl Paribas (2,8), Mps (2,5), Ass. Generali (6,3), altri privati e, buon ultimo, Inps con il 5 per cento.
Il mistero è quanto valgano queste quote-azioni. Ogni banca ed assicurazione ha utilizzato il metodo più profittevole di valutazione con occhio al proprio bilancio. La Carige, per esempio, le ha sopravvalutate. Altri le hanno lasciate al valore nominale, secondo la propria partecipazione al capitale di 156.000 euro.
Ma le Banche - e le assicurazioni - benché non abbiano alcun diritto di partecipare agli utili (signoraggio etc.) di una Banca centrale che - anzi - dovrebbe svolgere il ruolo di controllore delle banche e non certo di suo agente, non sono enti di carità. E già durante il dibattito parlamentare sulla legge per il risparmio, su pressione dell’Abi, c’è chi ipotizzava un valore da 800 milioni a 20 miliardi di euro.
Ecco. Su questo “mistero” la consegna sembra quella del silenzio più assoluto. E’ possibile che nessuno abbia pensato di far cedere all’Inps al valore nominale queste quote-azioni e da risolvere così il buco previdenziale?
O si vogliono regalare altri soldi alle banche e alle assicurazioni?
Il governo batta un colpo.
PIACENZA,19- 11-2008
Oggetto: CHI GUADAGNA SUL CARO PETROLIO?
Nella notte tra martedì 18 e mercoledì 19 abbiamo tappezzato di volantini numerosi distributori di carburante della città e di alcuni paesi della Provincia,per denunciare la perdurante truffa del caro-carburante additando chi realmente specula alle spalle dei cittadini,in questa che è una delle tante prese in giro perpetrate ai nostri danni.
Tempo fa abbiamo appreso che anche il quotidiano Libero,in prima pagina,ha lanciato la denuncia circostanziando all’interno del giornale tutta una serie di passaggi che andrebbero a smascherare i profittatori.
Peccato che tra gli imputati,a fianco di Stato e petrolieri,manchi un’altra voce fondamentale: le banche,che con le multinazionali del petrolio hanno interconnessioni solidissime ed interessi indissolubili!E non certo a vantaggio della comunità.
Il Movimento Sociale Fiamma Tricolore rivendica quindi questa azione di controinformazione diretta che rientra in una più ampia campagna di lotta al carovita