E’ di oggi la notizia di un nuovo stupro perpetrato da 5 “eroi” stranieri, probabilmente di etnia Rom, ai danni di una giovane ragazza italiana a Guidonia. Anche ieri un altro episodio analogo con altri 2 “eroi”, anche loro probabilmente Rom, protagonisti di una violenza sessuale compiuta su una donna a Roma.
E’ con profondo sdegno e ribrezzo che ci troviamo a commentare questi fatti, constatando purtroppo che il fenomeno è in preoccupante ascesa. Ormai ogni sorta di criminale, sbandato e cialtrone fa a gara a chi delinque di piu’, ovviamente prendendo di mira i piu’ deboli ed indifesi: donne ed anziani.
E’ ORA DI RIBELLARSI!. Non ne possiamo piu’ di farci prendere per i fondelli da questi vili individui, che oltre a spacciare, rubare, rapinare, ecc., ecc. ora si permettono anche di violentare le nostre donne!
DICIAMO BASTA al buonismo e al menefreghismo dilagante che ormai ci ha avvolto come la nebbia in valpadana, tutti si permettono il lusso di delinquere conoscendo ormai la “tollerante” giustizia italiana, chiaro sinonimo di impunità, di indulto, permessi speciali, sconti di pena a “pentiti”, ecc.
Ogni cittadino italiano che abbia un minimo di coscienza non puo’ non essere schifato da questa situazione, ora si è veramente toccato il fondo, dobbiamo riappropriarci delle nostra patria, delle nostre città ormai diventate troppo pericolose. Non è possibile vivere barricati, aver il timore di uscire di casa propria per paura di questa gente venuta in Italia con lo scopo unico di spacciare, rubare e rapinare, ora pure gli stupri ci tocca subire…
Tolleranza zero è l’unica risposta, fuori questa gente dall’Italia è l’unica soluzione
G.B. Movimento sociale fiamma tricolore federazione di Piacenza
Ecco il racconto d'un episodio di morte, tratta dal memoriale di Piera Gatteschi: «Le otto ausiliarie del comando provinciale di Piacenza, la mattina del 26 aprile, mentre viaggiavano su un autocarro alla volta di Como, incapparono in un posto di blocco di partigiani Comunisti a Casalpusterlengo. Con loro viaggiavano sei soldati di Sanità, tutti disarmati.
Portato alla Torre, il gruppo vi trascorse l'intera giornata e la notte, tra le urla e gli insulti della della folla che chiedeva giustizia sommaria. La mattina dopo furono fatti salire su una corriera, trasportati davanti all'ospedale e qui schierati in fila davanti al muro, mentre un plotone improvvisato si allineava di fronte a loro. Fu a quel punto che una delle ausiliarie, Adele Buzzoni, si mise a urlare scongiurando i "giustizieri" di salvare sua sorella Maria, che era nel gruppo, perché potesse aver cura della loro madre, cieca e sola. Maria Buzzoni fu afferrata da un partigiano e spinta da parte. Subito dopo, il plotone aprì il fuoco. Vedendo la sorella cadere assieme agli altri, Maria gridò per la disperazione con quanto fiato aveva in gola. Per farla tacere, un partigiano le scaricò il mitra addosso, freddando anche lei. Intanto una scena irreale, allucinante, si stava verificando..; ausiliaria Anita Romano, che era rimasta soltanto ferita, si alzò dal mucchio sanguinante dei fucilati, avanzando verso i suoi assassini. Tra le ausiliarie c'erano altre due sorelle, Ida e Bianca Poggioli. Anch'esse erano rimaste soltanto ferite, e Bianca Poggioli gridava: "Uccidetemi! Uccidetemi!". Mentre i partigiani si preparavano a finirle tutte, si precipitò davanti a loro padre Paolo, del vicino convento dei Cappuccini. "No", disse, "non. lo fate! Stanno morendo. Andate via. Le assisterò io fino alla morte". Lividi, sudati, i "giustizieri" si allontanarono. Ma poco dopo tornarono sui propri passi, pentiti di aver dato retta al frate. Quei pochi istanti erano bastati a padre Paolo per trascinare le tre sventurate all'interno dell'ospedale, e nasconderle, con l'aiuto delle suore, in uno scantinato. I comunisti diedero loro la caccia per tutto il giorno, poi si stancarono. Le ragazze poterono così essere curate e salvate».
Astorri Giuseppe di Alberto (Milite Ausiliario)
Nato il 03/03/1901 a Gossolengo (PC) e residente a Piacenza. Era coniugato con Quadri Maria ed aveva quattro figli. Agricoltore. Iscritto al PNF antemarcia, Squadrista, partecipante alla Marcia su Roma. Milite Ausiliario del 630° Comando Provinciale della G.N.R. di Piacenza, era in forza al Presidio di Rivergaro (PC). Pippo Astorri è caduto eroicamente il 26 giugno 1944 al suo posto di dovere e di combattimento a Chiosi di Bobbiano (PC), nella difesa di un centro rurale dalle rapine e dalle vessazioni di prezzolati dal nemico. Avrebbe potuto questo camerata, pago del dovere compiuto fino a qualche giorno prima della sua fine, attendere alle cure dei suoi cari, ma la natura ardimentosa e pugnace, sorretta da una passione inesausta, lo spinse a chiedere per sé l'onore del rischio e del combattimento. E' caduto testimoniando col sangue la fede lungamente professata. Aveva 43 anni. Per il suo eroico comportamento venne intitolata al suo nome la Brigata Nera di Piacenza. I resti mortali riposano ora nel cimitero di Piacenza.
Acca Larentia
Trentuno anni fa l'eccidio in due puntate
Il 7 gennaio del 1978 vennero assassinati i giovani militanti della sezione del Msi Francesco Ciavatta e Franco Bigonzetti. Ad ucciderli con tecnica e freddezza da killer professionisti i 5 o 6 componenti di un commando armato comunista. Non si è mai conosciuta l'identità dei sicari né si è saputo se siano stati manipolati da qualche zerozerosette italiano o straniero. Il dubbio è lecito visto che in serata il giovanissimo Stefano Recchioni sarebbe stato ucciso sorprendentemente a freddo sul luogo della strage da un ufficiale dei Carabinieri. In quegli anni a varie centrali conveniva un clima di terrore, di tensione, di odio e di morte. Chi fossero i burattinai, quelli grossi che muovevano i piccoli mangiafuoco dei nostri servizi segreti e affini, non si è mai voluto stabilire. Si è sempre preferito sostenere una tesi di comodo, del tutto irrealistica (quella della “strategia della tensione” in salsa pci per intenderci). E ogni qualvolta ci siano state aperture coraggiose d'indagine verso ambigue centrali super-nazionali o trans-nazionali ci si è affrettati a deviare il discorso. E' anche per questo, probabilmente, che da trentuno anni i Caduti di Acca Larentia non hanno giustizia. Nell'onorarli pensiamoci.