FIAMMA TRICOLORE PIACENZA

Movimento Sociale Fiamma Tricolore Federazione Provinciale di Piacenza
giovedì, 08 gennaio 2009

Le ausiliarie di Piacenza

Ecco il racconto d'un episodio di morte, tratta dal memoriale di Piera Gatteschi: «Le otto ausiliarie del comando provinciale di Piacenza, la mattina del 26 aprile, mentre viaggiavano su un autocarro alla volta di Como, incapparono in un posto di blocco di partigiani Comunisti a Casalpusterlengo. Con loro viaggiavano sei soldati di Sanità, tutti disarmati. Portato alla Torre, il gruppo vi trascorse l'intera giornata e la notte, tra le urla e gli insulti della della folla che chiedeva giustizia sommaria. La mattina dopo furono fatti salire su una corriera, trasportati davanti all'ospedale e qui schierati in fila davanti al muro, mentre un plotone improvvisato si allineava di fronte a loro. Fu a quel punto che una delle ausiliarie, Adele Buzzoni, si mise a urlare scongiurando i "giustizieri" di salvare sua sorella Maria, che era nel gruppo, perché potesse aver cura della loro madre, cieca e sola. Maria Buzzoni fu afferrata da un partigiano e spinta da parte. Subito dopo, il plotone aprì il fuoco. Vedendo la sorella cadere assieme agli altri, Maria gridò per la disperazione con quanto fiato aveva in gola. Per farla tacere, un partigiano le scaricò il mitra addosso, freddando anche lei. Intanto una scena irreale, allucinante, si stava verificando..; ausiliaria Anita Romano, che era rimasta soltanto ferita, si alzò dal mucchio sanguinante dei fucilati, avanzando verso i suoi assassini. Tra le ausiliarie c'erano altre due sorelle, Ida e Bianca Poggioli. Anch'esse erano rimaste soltanto ferite, e Bianca Poggioli gridava: "Uccidetemi! Uccidetemi!". Mentre i partigiani si preparavano a finirle tutte, si precipitò davanti a loro padre Paolo, del vicino convento dei Cappuccini. "No", disse, "non. lo fate! Stanno morendo. Andate via. Le assisterò io fino alla morte". Lividi, sudati, i "giustizieri" si allontanarono. Ma poco dopo tornarono sui propri passi, pentiti di aver dato retta al frate. Quei pochi istanti erano bastati a padre Paolo per trascinare le tre sventurate all'interno dell'ospedale, e nasconderle, con l'aiuto delle suore, in uno scantinato. I comunisti diedero loro la caccia per tutto il giorno, poi si stancarono. Le ragazze poterono così essere curate e salvate».
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